Avita Onlus
Il riciclo nella Missione AVITA 2025

Il riciclo nella Missione AVITA 2025

Nel corso di oltre 20’anni la nostra organizzazione si è impegnata nel sostegno della popolazione togolese. Abbiamo sfamato famiglie, contribuito all’istruzione di bambini bisognosi, bambini orfani di HIV, formazione del personale medico dell’ospedale Saint Juan de Dieu che ci supporta. Abbiamo costruito una scuola, una mensa ed un dispensario medico in mezzo alla giungla che circonda Afagnan.

Abbiamo cercato di supportare e sostenere la popolazione locale nella convinzione che il più grande strumento di aiuto per questa popolazione non si risolve nella donazione di danaro ma piuttosto nella costruzione, nella formazione culturale e nello sviluppo dei talenti locali.

Lottando contro barriere sociali strutturali consolidate abbiamo portato avanti con pervicacia una missione di crescita autonoma di questa piccola porzione di mondo e grazie al sostegno e l’impegno di tante persone abbiamo visto realizzarsi piccoli miracoli (giusto definirli così in questa regione remota di questa parte di terzo mondo): due ingegneri nel 2014, un’ostetrica nel 2015, un agronomo nel 2016, quattro professori di liceo 2020, un perito agrario nel 2024 e si potrebbe continuare…

Questo è l’anno di un nuovo miracolo: trasformare uno dei rifiuti più diffusi della regione in un bene gratuito ed accessibile a tutti.

Per raccontarlo però occorre fare un passo indietro: nelle regioni esterne a Lomé le comunità sono essenzialmente di carattere rurale con rari casi di processi produttivi realmente redditizi per l’economia locale. Fra i vari problemi logistici (trasporto di beni su una rete viaria a tratti fatiscente) ed economici (prodotti a basso controvalore) l’economia di queste zone si risolve in una condizione di sussistenza che difficilmente produce reale profitto. A rendere ancora più ostica questa condizione contribuisce la scarsezza di fonti d’acqua potabile. Questo stato delle cose ha prodotto un effetto: la vendita di sacchetti d’acqua da parte delle amministrazioni locali. Avete capito bene: vendita.

Non c’è bisogno di dire che l’acqua è un bene primario per la sopravvivenza di una comunità eppure, nonostante un prezzo calmierato, diviene un bene che solo alcuni possono permettersi. Per avere una dimensione del fenomeno si consideri che uno stipendio mensile di 50000 CFA F (circa 75€) è considerato come medio-elevato e un sacchetto d’acqua da mezzo litro costa circa 25 CFA F (circa 0,04€).

A peggiorare questo scenario contribuisce la scarsa cultura ecologica nella quale versa gran parte della popolazione. Per cui si passa da un sacchetto d’acqua vuoto a questo:

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I margini delle strade sono disseminati di rifiuti fra i quali spiccano i sacchetti per l’acqua e quelli neri destinati al trasporto di cibo tanto quanto vestiti o quaderni.

Quello che è emerso immediatamente dai colloqui con la popolazione locale è che non abbia la minima idea dell’impatto che questo tipo di non-trattamento dei rifiuti ha e avrà sul futuro dell’ambiente nel quale vivono. Anche i pochi che hanno una scolarizzazione superiore interrogati sul problema parlano di centinaia se non migliaia di anni per l’impatto derivante dall’inquinamento. Segno che non c’è una politica ecologica che sostenga programmi di consapevolezza ambientale e tantomeno sarebbe ipotizzabile un’azione di formazione su larga scala che inneschi un processo di inversione.

Apparentemente un problema insolubile.

È stata questa consapevolezza che ci ha spinto a ribaltare il punto di vista: E se fossimo in grado di produrre qualcosa da questa plastica? Se riuscissimo a trasferire il concetto che da uno scarto è possibile realizzare un bene di valore? Se inducessimo nella popolazione la spinta a raccogliere e non gettare questi sacchetti sapendo che possono trasformarsi in qualcosa di diverso da uno scarto? Ci siamo riusciti. Abbiamo trasformato questi scarti in tessuto. Un tessuto impermeabile e resistente.

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Da questo tessuto è possibile ricavare sacchetti (qui a pagamento) per il trasporto di riso, mais o fagioli ma anche borse e zaini per la scuola.

Oggetti di uso quotidiano che possono essere distribuiti gratuitamente da AVITA per sostenere ulteriormente la popolazione locale.

Non solo: il progetto ha raccolto immediati consensi anche dalle persone a cui abbiamo raccontato la nostra idea. Ci chiedono: “Lo posso fare anche io?” “Ci insegnate come si fa?”

Ed ecco che ritorna forte il principio fondante di AVITA: rendere la popolazione autonoma, sviluppare il territorio e donare consapevolezza. Il bene più durevole che ci sia.

E non è finita qui

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